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Un passato da calciatrice dilettante ed un presente come ingegnere gestionale e controller di villaggi turistici sparsi nei cinque continenti con la passione per le sfilate di moda.

Raccontiamo l’esperienza felice di vita vissuta di Sandy Varriale, una ragazza ambiziosa e determinata dell’hinterland milanese che è riuscita a realizzarsi in ambito professionale, facendo leva sulla sua esperienza maturata nel mondo del calcio.

Ciao Sandy, i tuoi ricordi legati al mondo del calcio

“Ho giocato a pallone sin da piccolina, invogliato da mio padre, masticavo calcio tutte le domeniche a livello dilettantistico in Lombardia, era una vera e propria passione oltre che una sana dipendenza che ho piacevolmente coltivato fino al punto in cui mi sono dovuta fermare per dare spazio ad altre priorità, formandomi a livello professionale e diventando nel tempo un ingegnere gestionale oltre che un controller di diversi villaggi turistici sparsi nel continente, capace di parlare cinque lingue”.

Il movimento femminile in Italia

“L’Italia è ancora un paese dove vivono pregiudizi e stereotipi del passato, siamo ancora lontane da un modello di parità di genere tra uomini e donne; troppe ancora le disparità a livello di trattamento e considerazione per non parlare di compensi tra i due sessi; negli ultimi tempi si sono fatti passi da gigante nel settore, portando avanti l’idea che il calcio femminile è portatore sano di valori di tolleranza ed uguaglianza, non limitando la figura della donna che calcia il pallone ad una mera vetrina od immagine”.

Le possibilità per le ragazze italiane

“Le disparità di possibilità di inserimento per una ragazza che vive al Nord rispetto a quelle che sono al Sud sono ancora notevoli ed evidenti; nel calcio femminile se non hai un lavoro o una possibilità di crearti una vita parallela, investendo sulla formazione e sullo studio, difficilmente puoi portare avanti la tua passione; mancano sicuramente i fondi ma anche una certa volontà ai vertici di sviluppare il settore; i disagi tra l’altro si sono ulteriormente rimarcati in questo periodo per via dell’emergenza Covid che rischia di danneggiare oltremodo un settore, specie quello delle serie inferiori già fortemente penalizzato e limitati in partenza”.

La femminilità

“Si puo’ essere femminili anche giocando a calcio indossando pantaloncini e scarpette al piede; lo sport è unico a prescindere dal sesso, dal colore della pelle o identità di genere; venendo meno il discorso economico è piu’ facile a livello dilettantistico che possa emergere il merito ed il valore rispetto al giocatore raccomandato o fortemente sponsorizzato da un procuratore”.

Il valore del calcio

“Lo sport è una disciplina universale che ti aiuta ad avere consapevolezza dei tuoi limiti, a misurarti con le tue possibilità, favorendo l’autocontrollo delle emozioni e dello stato d’animo oltre che del tuo corpo; rappresenta un efficace metodo terapeutico per sconfiggere la depressione, la strada migliore per il riscatto personale, per allontanare la gente dalla povertà, stando attenti a non farsi abbindolare dal guadagno facile; se sono la ragazza realizzata di oggi a livello professionale molto lo devo certamente al calcio che mi ha saputa formare e disciplinare a livello mentale e caratteriale, nella consapevolezza che la volontà e la determinazione in ogni campo alla lunga ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi”.