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Renato Longega

Renato Longega è uno dei tecnici più vincenti in assoluto del calcio femminile italiano: 5 scudetti (di cui quattro consecutivi dal 2006 al 2009 e l’ultimo nel 2015, ndr) 3 Coppe Italia (2006, 2007, 2009) e altrettante Supercoppe (2005, 2007, 2008) tutte alla guida del Verona, prima Bardolino e poi AGSM. Ora, a distanza di due anni dall’addio alla compagine gialloblu che decise di non rinnovargli il contratto, è pronto per una nuova sfida. E ovviamente le offerte non gli mancano.

Renato Longega pronto per una nuova avventura

«Il campo mi manca, non potrebbe essere altrimenti dopo un ciclo di tredici anni condito da tanti successi. Ho voglia di rientrare, ma di farlo con un progetto che possa garantirmi determinate certezze. Già la scorsa stagione avevo avuto delle proposte, che però ho declinato perché credo di aver raggiunto dei risultati in carriera che mi permettano di potermi meritare solo determinate offerte, dal punto di vista delle prospettive sportive. E in questi giorni ho ricevuto dei contatti sia dall’estero che dall’Italia di realtà di una certa importanza che ora valuterò attentamente. Ma l’obiettivo deve essere chiaro: vincere. Altrimenti non mi interessa». Indubbiamente la pista estera è quella di maggior fascino: «Sarò sincero, ma per come si stanno sviluppando le cose qui in Italia, è più facile fare strada all’estero. Purtroppo da noi si è creata una specie di “bolla” nella quale chi è dentro continua, e agli altri non rimane nulla. Nonostante magari fuori da questo “circolo” c’è chi come me che ha vinto più di qualcosa o raggiunto risultati meritori in carriera che non ha nessuna possibilità. E’ triste da dire, ma è anche uno dei motivi per i quali vedo davvero difficile una reale crescita del nostro movimento negli anni a venire. Non c’è riconoscenza, né valutazione del merito».

In Europa si fa sempre tanta fatica

Il tema dello sviluppo del calcio femminile italiano è di grande attualità, anche se purtroppo ancora ristretto alla cerchia degli addetti ai lavori, nonostante dal punto di vista della visibilità sono stati fatti grandi passi negli ultimi tempi: «Io guardo soprattutto ai risultati delle nostre squadre in Champions League negli ultimi anni, e rispetto a quando col mio Verona abbiamo fatto anche una semifinale (nel 2008, fermate dal Francoforte, ndr), la differenza tecnica e atletica con i club più forti a livello continentale è diminuita. Ma non passiamo praticamente mai il primo turno. Quindi, mi chiedo, se il problema non sia nella qualità delle ragazze quanto in quella degli allenatori e dei dirigenti che nella maggior parte dei casi non hanno nessuna esperienza nel femminile. Così è difficile, non so come possa fare progressi il calcio femminile italiano in questo contesto. Prima si andava meglio perché c’erano dirigenti e allenatori capaci e competenti che sopperivano ad una situazione economica sicuramente meno florida di quella che c’è attualmente».

Renato Longega: «Ai massimi livelli un ricambio che non c’è»

Inevitabilmente, poi, con Renato Longega il discorso va sulla Nazionale: «E’ stata giustamente acclamata l’Italia al Mondiale, perché le ragazze hanno avuto il risalto mediatico che meritavano da anni, però se andiamo ad analizzare le partite qualcosa da dire ci sarebbe. E nelle partite di qualificazione all’Europeo si è vista addirittura un’involuzione». Il motivo risiede anche perché le protagoniste sono sempre le stesse: «Stiamo vivacchiando e speculando ancora sulle giocatrici che già erano protagoniste dieci anni fa. Non c’è ricambio, questo è drammatico. Quando finiranno le varie Gama, Girelli, Bonansea, Rosucci…chi giocherà? Non c’è niente dietro, e comunque c’è timore nel lasciare spazio alle giovani. Io mi ricordo nella stagione 2015-2016, quando vinse lo Scudetto il Brescia, noi arrivammo seconde battendo la Fiorentina nello scontro diretto all’ultima giornata (vittoria per 3-2, ndr) con una squadra che durante la stagione aveva visto esordire undici ragazze tra ’99 e 2000. Questa è la realtà: se la ragazza ha qualità, bisogna darle fiducia e metterla in campo. Adesso si vedono tante straniere, che però a parte poche eccezioni, non sono più forti delle nostre».

Straniere: beneficio o freno per le nostre giovani?

Già, il tema straniere: un beneficio o un ostacolo per le nostre giovani? «Dipende. Se hanno qualità indubbiamente riescono ad innalzare il livello complessivo della squadra e del campionato di conseguenza. Ma se viceversa non sono qualitativamente superiori, sono solo un danno per il movimento. Tanto vale far giocare le nostre, no? Anche perché non hanno problemi di ambientamento e di lingua. E qui si torna al discorso di partenza: se non c’è competenza nelle persone che devono visionarle e andarle a prendere queste straniere – prosegue Renato Longega – siamo nei guai. Ed ecco che poi a livello internazionale non riusciamo più ad arrivare a risultati significativi».

Il futuro del calcio femminile: riforma dei campionati?

Il Consiglio federale di ieri ha lasciato ancora uno spiraglio di incertezza (e quindi di possibilità) sulla ripartenza almeno del campionato di Serie A Femminile (le categorie inferiori sono state tutte definitivamente sospese, con il prossimo Consiglio federale della Figc che deciderà su promozioni e retrocessioni nella prossima riunione, ndr). C’è però un fronte sempre più cospicuo che sta montando riguardo una eventuale riforma dei campionati: «Credo che un campionato a 12 squadre non sia interessante. Troppe soste. Servono almeno due squadre in più. Poi vedremo questa estate cosa succederà, perché c’è la sensazione diffusa che potremmo assistere ad altre rinunce come un anno fa, così come di qualche possibile ingresso eccellente. Vedremo – continua Renato Longega – però da quando è cominciato l’ingresso delle società professionistiche non credo che sia più attuabile un modello “ibrido” con le società dilettantistiche. L’arrivo delle varie Fiorentina, Juventus, Roma, Milan hanno dato una tranquillità economica alle ragazze e agli staff e anche un risvolto di visibilità importante con Sky che fa vedere le partite e dà grande spazio alle giocatrici con interviste e altre iniziative. Quindi sotto questo aspetto è stato fatto un grosso salto in avanti, ma dal punto di vista tecnico-tattico invece non c’è stato nessun miglioramento, per i motivi che ho già spiegato».

Renato Longega: «Il femminile visto ancora, purtroppo, come un “ripiego”»

«Sembra il “refugium peccatorum” del calcio e, ripeto, troppe volte si vedono arrivare persone non all’altezza che non hanno la minima idea di cosa sia il nostro movimento. E il tecnico o il dirigente non all’altezza non riesce a gestire, non riesce a programmare e non riesce a raggiungere risultati. Faccio un esempio che mi coinvolge direttamente, ma non per vantarmi perché anche altre società dilettantistiche negli scorsi anni hanno raggiunto risultati simili: a livello di prima squadra e giovanile col Verona siamo sempre arrivati in fondo con praticamente tutte le squadre e Verona non è che sia New York. Perché quindi? Perché – prosegue Renato Longega – c’era un gruppo di persone con passione e capacità. E’ inutile mettere persone perché hanno un nome da spendere o perché c’è bisogno di dargli un posto, non si vuole il bene del calcio femminile così. E finché il calcio femminile sarà in mano ai soliti noti, purtroppo vedremo le solite cose».