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Cresciuta con la maglia della Lazio con cui ha esordito in serie A a soli 14 anni, ha vissuto l’apice della sua carriera con la casacca della Res Roma con cui ha conquistato due scudetti Primavera, prima di una nuova parentesi in divisa biancoceleste e l’approdo in serie B in terra romagnola.

Alla scoperta di Miriam Picchi, classe 1997, centrocampista di valore e sostanza del Ravenna, elemento di quantità della mediana di mister Piras, calciatrice altruista e di fondamentale importanza per il gioco di squadra, assistita dalla Fta Consulting del procuratore Luca Grippo.

Ciao Miriam, per iniziare un breve excursus della tua carriera agonistica

Ho iniziato a praticare sport individuali come karate e piscina fino all’età di 12 anni, allorquando, invogliato dai miei compagni delle medie, ho mosso i primi passi nel mondo del calcio con i maschietti della squadra del mio paese a Ferentino, in provincia di Frosinone; a seguire ho iniziato il percorso nel femminile, approdando nella Lazio con cui ho esordito in serie A, poi nella Res Roma dove ho disputato tre campionati in massima serie, prima di ritornare nuovamente nella Lazio in serie B ed infine arrivare a Ravenna in questa stagione.

La tua scelta di approdare a Ravenna

Il mio arrivo in Romagna è stato rimandato di un solo anno rispetto alle previsioni; in verità, il tecnico Piras mi aveva già contattato la scorsa stagione, riuscendomi poi a convincere dell’opportunità di affrontare una nuova esperienza, approdando in un ambiente serio e professionale sia dal punto di vista umano che calcistico.

La stagione delle giallorosse

Siamo partite male, subendo due sconfitte e raccogliendo un solo punto nelle quattro gare iniziali del torneo, perdendo terreno utile dalla vetta, condizionando in tal modo il nostro cammino durante il resto della stagione; la vittoria con il Chievo ci ha permesso di sbloccarci da questo trend negativo di risultati, riuscendo poi ad ottenere una serie di risultati utili consecutivi che ci avevano dato la possibilità di rimetterci in gioco fino alla vigilia dell’ultima gara disputata e poi persa con la San Marino Academy.

Gli errori commessi

Ad inizio stagione ci è mancata un po’ di amalgama nel gruppo, la squadra aveva bisogno dei giusti tempi di collaudo; in molte gare abbiamo creato numerose occasioni da rete, creando gioco senza riuscire a concretizzare in porta l’enorme mole di lavoro creata.

Il ricordo più bello e quello più doloroso della tua carriera

Il ricordo più bello della mia carriera è legato alla vittoria del primo scudetto Primavera con la Res Roma, allorquando riuscii a segnare una rete nella finale con il Mozzanica; il più brutto è legato ai primi mesi dell’esperienza vissuta la scorsa stagione con la maglia della Lazio, dove perlomeno fino a Dicembre eravamo alla ricerca della nostra identità.

Il tuo derby

Sicuramente la gara con il Cesena è la gara più sentita; resta il rammarico di non essere riusciti a vincere alcuna delle due partite disputate, pareggiandone entrambe.

La scelta di affidarsi alle tutele della Fta Consulting di Luca Grippo

Mi sono affidato a gente preparata e professionale, sempre disponibile e pronta a darti i giusti suggerimenti e le dovute indicazioni nel non sempre facile mondo del calcio; sapere di essere assistita da un procuratore ti avvantaggia a livello di immagine, facilitandoti nelle trattative e nell’inserimento nel mercato calcistico, nonché ti agevola nella salvaguardia dei tuoi diritti, non facilmente tutelabili, specie per una giovane sprovveduta.

Obiettivi a medio e lungo termine

A medio termine, se si dovesse tornare a giocare in questa stagione, puntiamo ad ottenere il miglior piazzamento possibile, il terzo o quarto posto; a lungo termine punto a ritornare a giocare nella massima serie dopo aver calpestato i campi della serie A ad inizio carriera, con le divise della Lazio e della Res Roma.

Gli allenamenti ai tempi del Covid 19

Continuiamo ad allenarci a casa, dentro le pareti domestiche o in giardino, effettuando delle sedute atletiche giornaliere, seguendo un programma stilato dai preparatori atletici della società con cui ci manteniamo in contatto con frequenti videochiamate; non è facile trovare, in questo periodo, gli stimoli giusti, non sapendo se e quando si potrà tornare a giocare ma lo facciamo perché lo riteniamo un dovere, rappresenta come un lavoro per noi, è una caratteristica di noi calciatrici andare avanti con spirito di sacrificio e tanta voglia di arrivare pur nelle difficoltà del momento.