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In questi ultimi anni il calcio femminile ha non solo acquisito molta più visibilità, ma ha anche “trascinato” con sé l’intero comparto dello sport femminile. La copertura mediatica è cresciuta, si sono aperte discussioni in merito a contratti e professionismo, si sono abbattuti stereotipi. La strada da fare è ancora tanta, e passa per una maggiore educazione ai valori universali dello sport, ma, come vedremo qui di seguito, i segnali positivi ci sono tutti.

Tornei, campionati e contratti: cosa cambierà per le calciatrici

Nonostante l’Italia sia uno degli stati con una maggior storia e tradizione del diritto, le lacune legislative, in ambito sportivo, hanno per moltissimi anni minato non solo la possibilità di accedere al professionismo, ma anche il rapporto tra giocatrici e società, favorendo una “fuga” di giovani talenti verso nazioni dove venivano assicurate condizioni contrattuali migliori.

Nella stagione 2002/2023, arriverà una svolta storica. Finalmente il calcio femminile sarà riconosciuto come sport professionistico. A questo cambiamento epocale, che comporterà anche un diverso assetto dei campionati di A e B, ci si sta già preparando, attraverso l’impegno della Federazione, che dovrà permettere alle società di poter affrontare queste nuove condizioni, soprattutto dal punto di vista economico.

Il calcio, come successe per il settore maschile, si muove verso un maggiore riconoscimento non solo dell’impegno femminile in questo sport, ma, per estensione, anche in tutte le altre discipline. I contratti avranno non solo valore economico, ma suggelleranno un patto sportivo tra giocatrici e società. Questo vincolo legale, frutto del lavoro del legislatore, è un assist vincente per lo spogliatoio/squadra e per i tecnici, che possono finalmente contare sulla formazione, senza le “docce fredde” degli abbandoni improvvisi.

Non solo conduttrici: donne e calcio nei media

C’era un tempo (televisivo) in cui le donne trovavano il loro posto nel calcio solo come moderatrici o assistenti in programmi di approfondimento calcistico. Il loro ruolo è fortunatamente cambiato, passando da mute seppure bellissime vallette a giornaliste sportive preparate e in grado di tenere testa ai parterre inferociti del dopo-partita.

Tuttavia, la roccaforte dell’egemonia maschile, rappresentata dall’ambito giornalistico attivo – è proprio il caso di dire – sul campo, è stata per moltissimi anni quasi impossibile da espugnare. Il calcio visto da vicino, da bordo campo o dietro ai microfoni dei cronisti, era esclusivamente appannaggio maschile. Se l’esperienza delle donne è riuscita a guadagnarsi un posto nelle interviste dei giocatori appena usciti dal match, il segno che qualcosa è definitivamente cambiato, per fortuna, è stato dato proprio in occasione della finale degli europei. Durante la partita, il commento tecnico è stato infatti preso in mano, per un’improvvisa e imprevista defezione obbligata del “titolare”, dalla brava Katia Serra, che ha convinto e appassionato i telespettatori. Una splendida vittoria, in tutti i sensi.

Ora che le capacità tecniche delle protagoniste del calcio sono state ampiamente dimostrate sia agli addetti ai lavori che al pubblico appassionato di sport, il calcio femminile si è finalmente guadagnato il tanto agognato posto sotto ai riflettori. Certo, c’è ancora molto da fare per dare visibilità alle calciatrici e ai loro successi. Tuttavia, la recente copertura mediatica dei match rappresenta comunque un grande passo avanti rispetto al passato.

Come sconfiggere i più temibili avversari: ingiustizie e stereotipi

Neanche due anni fa le colleghe statunitensi hanno vista respinta la loro sacrosanta richiesta di risarcimento dovuta al diverso trattamento economico che era stato loro riservato a seguito dei trofei vinti in ambito internazionale, quando al calcio maschile, rimasto (come sempre a quelle latitudini) a bocca asciutta, avrebbe potuto godere di ben altri premi. Questa è solo una delle innumerevoli occasioni perse dal mondo sportivo per colmare quel gap che, nel caso degli sport femminili in genere, è causa del perpetuarsi di ingiuste discriminazioni.

Negli e-sports che hanno come protagonista il calcio, le donne sono state finalmente inserite in occasione di Lady Esports, un evento trasmesso in diretta su Twitch nel maggio del 2020, sulla piattaforma di FIFA. Alcune calciatrici si sono sfidate sul terreno di gioco (virtuale) con gamers del famoso team di Exeed. Un altro modo per abbattere uno stereotipo che vede la partecipazione femminile negli eSports come ancora sporadica e non ai livelli della controparte maschile.

Da Rita Guarino e Betty Bavagnoli nei club di A, fino ad arrivare ai successi di Milena Bertolini, da tempo al timone della nazionale, le donne sedute in panchina sono sempre di più, per merito anche di un “vivaio” di ex-campionesse che vogliono mettere le loro competenze e passione al servizio delle squadre anche dopo il termine della carriera sul campo.

Fino a quando uomini e donne “viaggiano” su binari paralleli – pur se a differenti velocità – i pregiudizi non sono così evidenti. Tuttavia, la recentissima inclusione di arbitri donne, tra cui la bravissima Stéphanie Frappart, nelle competizioni di massimo livello, tra cui alcuni tornei internazionali, ha fatto sollevare non poche sopracciglia. Si tratta, fortunatamente, di gesti isolati di una minoranza, spesso appartenente a un giornalismo legato a luoghi comuni e di scarsa qualità. Sta di fatto che, invece, fra gli addetti ai lavori, l’inclusione di una donna nelle quaterne arbitrali è un meccanismo collaudato e che sta portando ottimi risultati.