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Calciatrice poliedrica capace di giocare in attacco per poi riscoprirsi difensore, ha sacrificato gran parte della sua carriera per motivi di lavoro, rinunciando ad offerte allettanti provenienti da società di categoria superiore.

Leader fuori e dentro dal campo fa della personalità e della grinta, unite alle doti tecniche, la sua migliore prerogativa.

A tu per tu con Donatella Novellino, classe 1992, figlia e nipote d’arte, capitano del Portogruaro, squadra ripescata nel campionato di serie C.

Il ripescaggio in serie C

“Il ripescaggio è stato quanto mai inaspettato, una gradita sorpresa che ci ha ripagato per la beffa subita per la sospensione del campionato quando eravamo ancora in lizza per la promozione”.

Obiettivo stagionale

“Esordiremo con la Spal in un campionato dove puntiamo senza dubbio alla salvezza, essendo consapevoli di essere saliti di categoria in corso di preparazione, avendo dovuto accelerare i tempi non potendo rinforzare più di tanto l’organico a disposizione”.

La Coppa Italia

“La sconfitta nella prima uscita stagionale con il Padova era da mettere in preventivo, siamo in una fase di ripresa, ci manca la parte atletica, andiamo avanti con la gestione tattica ma al momento occorre avere pazienza e stringere i denti; la cosa più importante è aver ripreso a giocare, riprendendosi la normalità che ci era stata tolta”.

Il capitano

“Essere il Capitano della squadra è un motivo di vanto e una responsabilità al tempo stesso; devi essere il punto di riferimento della squadra aiutando le compagne soprattutto dal punto di vista psicologico nei momenti di difficoltà, mantenendo alto il morale per non perdere la tua leadership”.

I ricordi più belli e brutti

“Il ricordo piu’ bello è legato al primo anno in serie A con il Francavilla, il piu’ brutto quando mi infortunai al menisco e al crociato dovendo restare ferma per due anni”.

La Donatella fuori dal campo di gioco

“Quest’anno mi ero proposta di vincere il campionato, laurearmi e sposarmi….Covid permettendo mi preparo a completare l’opera nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate; per noi donne vivere di solo calcio è improponibile per questo motivo gestisco una palestra, una struttura specializzata per sole donne dove interpreto il ruolo di manager ed atleta, portando ai miei clienti la mia esperienza diretta vissuta sui campi da gioco”.