27/06/2022

«Un libro per tutti e per nessuno». Così Friedrich Nietzsche presenta il suo capolavoro Così parlò Zarathustra. Allo stesso modo, chi scrive ha sempre inteso in un senso molto più che analogico il rapporto fra calcio e letteratura, si può presentare l’incontro Roma-Fiorentina, valido per la terz’ultima giornata del campionato di serie A femminile, che si disputerà a Firenze sabato 23 aprile alle 14, 30. Una partita per tutti e per nessuno. Per tutti, perché la Fiorentina è da sempre una grande del calcio femminile, titolata di scudetti e Coppe Italia; per tutti, perché negli ultimi quattro anni, da quando anche la Roma lotta e combatte in serie A, i confronti fra viola e giallorosse sono sempre stati importanti, decisivi, spesso spettacolari. A partire da una netta supremazia della Fiorentina, tuttavia, la Roma ha lentamente riequilibrato le forze, fino a stravolgere, in questa stagione, le gerarchie. Le Lupe devono difendere un secondo posto che, in caso di vittoria diventerebbe quasi matematico, le gigliate si trovano in una situazione di classifica imprevista e drammatica. Non sono ancora salve e devono mantenere un margine di tre punti. E la cosa è difficile, perché una grande squadra non è abituata a giocare per evitare la retrocessione. Come se non bastasse, alle padrone di casa mancherà Francesca Vitale, che ha riportato la rottura del legamento crociato, e, molto probabilmente Veronica Boquete. In dubbio è poi la terza ex milanista, Valentina Giacinti. È più che certo dunque che coach Panico preparerà una gara alla morte e che punterà tutto sull’intensità di gioco, una caratteristica che la Roma in passato ha spesso sofferto. Anche Spugna però ha i suoi problemi: Glionna ha abbandonato il ritiro della nazionale, Haavi non è ancora tornata dopo i suoi guai muscolari e Serturini è reduce dal covid. Si evince che le due maglie da esterni d’attacco sono davvero un rebus. Potrebbe essere riproposta Mijatovic, addirittura reduce da una doppietta contro l’Hellas, così come Valeria Pirone che ha dato sempre il suo contributo con grande umiltà. Corelli da molto è lontana dai campi di gioco. Oppure si potrebbe optare per un cambio di modulo. La superiorità tecnico-tattica delle Lupe, ad ogni modo, al di là delle indisponibilità, è indiscutibile. Hanno trovato con continuità identità di gioco, coesione fra i reparti e finalmente anche più cattiveria sotto misura. Ma nel calcio si sa, se la tensione non è massima, il risultato non arriva e questa è una partita per nessuno, non soltanto per tutti. la Roma rischia, dunque, se non la affronterà come una finale, perché «in un momento sfioriscono le rose». Sabato ci sarà bisogno di Linari, leader a tutto campo, di Giugliano che giri la palla più velocemente possibile, di Greggi e della sua vena inesauribile. Ma ci sarà bisogno soprattutto di liberare giocatrici al tiro. In questo senso, senza aspettare i numeri di Andressa, una chiave potrebbe essere innescare Soffia e Di Guglielmo. C’è poi sempre Lazaro che vorrà fare bella figura davanti ai suoi ex tifosi e dovrà confermare l’attitudine che sta acquisendo piano piano  ad attaccare il primo palo. Si sa, però, queste sono forse divertenti considerazioni da tecnico. Quando l’arbitro fischierà, sarà la voglia di vincere a fare la differenza. La voglia di raccontare una storia nuova: la Roma che giocherà in Champions League. Ogni altro pensiero sarà una trappola. Finora le Lupe hanno dimostrato, ma la dimostrazione conterà qualcosa solo a risultati raggiunti. Di rimpianti sono costellate le vite di tutti i romanisti. Le ragazze non dovranno cedere nulla, dovranno pensare a tutto il loro percorso che ad ogni partita si costruisce, ma può anche decostruirsi. Il calcio non scrive mai la parola fine. Ogni volta, così come la vita, si determina. A volte in modi che si conoscono, a volte inediti. Questo Fiorentina-Roma è nuovo, è una partita per nessuno. Ma se la si gioca con la convinzione giusta può dare una spinta incredibile. Per le due ultime partite e per la Coppa Italia. In una partita per nessuno, tutti i tifosi romanisti non possono che continuare ad amare, un qualche cosa che quando si soffre è sempre più necessario.                         

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