SHARE

Meno tre. Tre giorni all’inizio del nuovo campionato. Dodici squadre di livello che si affronteranno a partire da domenica. La Fortitudo e le sue ragazze sono pronte a scendere in campo. Queste le parole del tecnico:

Le partite saranno meno della scorsa stagione: obbligatorio partire bene o sarà il girone di ritorno a parlare?

«I campionati si vincono sempre a fine primavera, verso maggio. Ovviamente, visto che le partite saranno poche, bisogna fare al più presto i punti necessari per avere una situazione di tranquillità. Allo state attuale è difficile stabilire una quota per la salvezza, ma direi che superati i trenta punti si possa essere tranquilli. Si salvano le prime otto, e non è per niente facile arrivare tra le prime otto in un campionato competitivo di dodici squadre. Bisogna pedalare e mettere tutto ciò che si ha in ogni partita; non dobbiamo dare niente per scontato. È importante progredire sempre, senza pensare a ciò che abbiamo fatto in passato, o ci faremo del male da soli».

Il non conoscere il valore delle avversarie pone tanti punti di domanda. Impossibile fare previsioni?

«Ci sono società che negli ultimi anni hanno fatto bene e hanno lottato sempre per la serie A. Il Cittadella e l’Inter sono pericolose, ma non dobbiamo dimenticare Empoli, Lazio e Milan. Queste puntano a fare un campionato diverso, ma in generale credo che non ci siano squadre non attrezzate per vincere. Bisogna ricordare che in campo non conta solo il valore dell’organico complessivo e le scelte di mercato, conta la fame di vincere. Sarà un campionato molto tirato. La mentalità sarà importante: non si può pensare di portare a casa le partite affidandosi alle giocate delle singole, come non si può pensare di farsi rimontare quando si è avanti, cosa che la scorsa stagione ci è successa. Bisogna prepararsi mentalmente e conquistarsi tutto lavorando con dedizione, perché le squadre che vincono e che sono abituate a vincere, oltre che i valori i tecnici, hanno costanza, fame e dedizione al lavoro: Juventus, Brescia e Fiorentina ne sono un esempio».


L’organico di quest’anno lo ritieni complessivamente più forte di quello della scorsa stagione?

«L’anno scorso l’organico è risultato essere perfetto per raggiungere l’obbiettivo che ci eravamo prefissati. Quest’anno abbiamo una rosa abbastanza completa nei vari ruoli. Purtroppo ci sono state ragazze che hanno lasciato la squadra prima dell’inizio della stagione e in qualche posizione siamo contate, ma ho la fortuna di avere giocatrici duttili che si adattano bene in più posizioni. Io e la società abbiamo ritenuto che questi fossero gli acquisti migliori che si potessero fare. Abbiamo una rosa che può fare bene. Quello che mi preme è che durante gli allenamenti ci sia un alto livello di competizione, una mentalità giusta. Se le ragazze durante l’allenamento faticheranno e si impegneranno al massimo la domenica risulterà un po’ più facile. La fatica che faremo durante la preparazione sarà utile in campo. Questo è il messaggio che voglio dare loro: la domenica non sarà mai facile, ma se una giocatrice darà il cento per centro in allenamento allora migliorerà e farà sì che migliorino anche le compagne. Tutto nasce durante la settimana. Inoltre non dobbiamo dimenticare che in rosa abbiamo delle nazionali, che fanno si che il valore aumenti (Mele C., Joyce, Borg, ndr)».

Il nuovo campionato di serie B nazionale potrà far bene al calcio femminile e alla sua visibilità?

«Il campionato a dodici squadre è un passo per migliorarsi, ma servono dirigenti capaci di investire bene le energie volte allo sviluppo del calcio femminile. Anni fa, in America, per sviluppare gli sport femminili, le società non spendevano, perchè erano le federazioni stesse che investivano. Il vero salto di qualità ci sarà quando ci saranno maggiori sovvenzioni nei confronti delle società sportive, in modo che ci sia uno sviluppo proiettato verso il futuro. Bisogna essere lungimiranti e ci deve essere cooperazione tra le società e le federazioni, in questo modo ci sarà un vero slancio. Bisogna investire nelle ragazze giovani, nelle primavere, nelle infrastrutture e nel futuro del calcio femminile. È un panorama che è cresciuto e sta crescendo, ma è ancora poco rispetto a quello che potrebbe essere in realtà. Servono qualificazione, innovazione e competenza. I campionati di A e di B con 14, o anche 16 squadre, sarebbero più soddisfacenti; sono questi i numeri a cui bisogna mirare».


Giocando poche partite si rischia che le ragazze perdano il ritmo?

«Giocando con tante pause dovremmo esser bravi noi a organizzare le settimane di lavoro. Quando ci sono campionati con poche squadre la bravura sta nell’organizzazione, ovvero amichevoli, allenamenti e utilizzazione delle soste come recupero per le giocatrici. Avrei preferito sinceramente giocare ogni domenica e avere un campionato più lungo. Una cosa molto positiva però c’è: nella mia testa non ho mai avuto una vera squadra titolare, perché molto dipende dalle risposte che le mie giocatrici mi danno in allenamento, quindi le pause potranno essere utili per fare esperimenti di gioco e provare ragazze che giocano meno di altre per vedere come si comportano in campo».