27/06/2022

Dismesse ormai le vesti altisonanti dei poemi e delle saghe di battaglia, per rispetto della storia e dell’antropologia, ci si appresta a leggere il calcio come l’umile metafora, della pazienza, della pervicacia e della costanza umane. Così, viene in mente l’opera di Esiodo, citata nel titolo, che celebra una civiltà semplice, operosa, in conflitto perenne con gli eventi della natura. Una civiltà, nondimeno, instancabile e alla fine vittoriosa. Sassuolo-Roma, che si disputerà sabato 26 marzo, alle 14, 30, in casa delle neroverdi, si presenta come l’ennesimo giorno in cui le Lupe devono compiere la loro opera. Il cammino è ancora lungo, ma è chiaro che una vittoria le avvicinerebbe, e di molto, alla qualificazione alla Champions, senza dimenticare il sogno di riaprire il discorso scudetto. È un’opera aspra, ardua, che ha bisogno come al solito di lucidità, ma anche di resistenza all’intensità, ai duelli, alla pressione psicologica. Il Sassuolo è ormai da due anni ai vertici del calcio italiano e non può essere un caso. Certo, peseranno le assenze di Sofia Cantore e Benedetta Orsi, ma la struttura di squadra è ormai ferrea e collaudata. La Roma, del resto, non sta meglio: mancheranno quasi sicuramente Haavi, per infortunio, e Serturini, positiva al covid. Spugna dovrà inventare almeno un esterno del 4-3-3, dando spazio dall’inizio ad Haug o a Corelli, oppure cambiare modulo. Sarà una gara che stavolta si deciderà a centrocampo. Se Greggi conferma il suo stato di grazia, può essere la giocatrice determinante. Vi è poi Glionna, in credito con la fortuna, dopo i due pali colpiti contro il Milan, e Andressa, che è sempre in grado di sfoderare straordinari sinistri dalla distanza. Saranno opere pazienti, pervicaci, si diceva, ma anche belle. Potrebbe essere un bello spot per il calcio femminile, vedere se i due allenatori si schiereranno a specchio, contando sulle proprie individualità o se cercheranno di sfruttare i rispettivi punti di vulnerabilità. È il quesito più interessante dal punto di vista tattico. Da un punto di vista tecnico, ci si attendono grandi giocate. Il Sassuolo ha molte stelle: Clelland e Bugeja in attacco, su tutte, costringeranno Linari e Bartoli a giocare sempre con il ‘marco e copro’, per evitare che partano in velocità, che è la loro arma migliore. Infine, per la Roma, Giugliano: quando prende in mano il gioco, non ha rivali. Rapidità e frequenza di passaggi, aperture, bombe da lontano. Ancora, dunque, come ogni giorno nella diuturna e dura lotta per l’esistenza, si dovrà dar fondo a tutte le risorse. Le due squadre lo faranno, nell’opinione di chi scrive, esaltando senza troppi clamori la dignità del calcio femminile. Le Lupe ci insegneranno ancora, dopo lo stop contro il Milan, la forza del cammino. Che è la forza di chi, anche contro la fragilità e il dolore che ci accompagnano, ritrova un senso di fronte al quale non esiste sconfitta.

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