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(Foto Facebook Cristiana Girelli)

C’è una nuova (o vecchia che reclama il trono) regina del calcio femminile italiano? Stando alle prime uscite stagionali sembra proprio di sì. La Fiorentina di Antonio Cincotta supera l’ostacolo danese in Champions e si candida come la squadra da battere in questo campionato di Serie A femminile. La Juventus stenta, in campionato ha affondato un Chievo troppo malleabile per testare la reale condizione delle bianconere di Guarino, che al primo ostacolo di un certo spessore (ma non irresistibile, e comunque tutti avevamo parlato di sorteggio benevolo per le torinesi) sono franate. Due prestazioni inconsistenti, che di certo non avranno fatto piacere alla dirigenza, che ora si trovano a fare i conti con la posizione non più stabile dell’allenatrice che appena qualche mese fa, con la vittoria dello Scudetto ai calci di rigore dello spareggio, era riuscita a strappare un rinnovo biennale.

E’ evidente che per i budget della Juventus un esonero non costerebbe nulla, ma a Torino (sponda bianconera) non sono così abituati ad una gestione di questo tipo. Insomma, la situazione dovrebbe precipitare in maniera drammatica per far sì che Braghin opti per l’inversione a U: d’altra parte, c’è anche da considerare il nome dell’eventuale sostituto. Nomi forti spendibili non ce ne sono, l’unico (ma andava fatta una scelta in estate) poteva essere Piovani svincolato dal Brescia, che a Torino ci sarebbe andato di corsa. Probabilmente però Guarino aveva un’opzione per il rinnovo. E, seppur con una rosa nettamente superiore, la Juventus è stata trascinata fino all’ultimo penalty dello spareggio dal Brescia, quella clausola è stata fatta valere. E tutto sommato, non rinnovare il contratto ad un allenatore che alla fine l’obiettivo l’ha portato a casa sarebbe stata una mossa più alla Zamparini che alla Agnelli.

Riguardo la partita di mercoledì sera in Danimarca, si sono visti gli stessi difetti dell’andata di Novara: squadra lenta, con poche idee, lunga sul campo. La scelta di mettere Aluko al centro dell’attacco con Girelli alle sue spalle non ha pagato: troppo sola l’attaccante, con la difficoltà in più di dover fronteggiare delle avversarie molto più dotate fisicamente di lei (piccola e scattante). Un elemento aggiuntivo di questo inizio shock di stagione della Juventus è la mancanza di chiarezza tattica. Troppi gli esperimenti, troppi i dubbi sul posizionamento di alcuni elementi. In conferenza stampa al termine dell’incontro, Guarino ha dichiarato: «Un peccato sicuramente uscire da questa competizione dopo un buon primo tempo. Abbiamo fatto delle azioni che dovevamo concretizzare ma non ci siamo riuscite. Abbiamo fatto degli errori di troppo che in Europa si pagano. Subisci il contraccolpo e bisogna essere più maturi e più cinici a ribaltare il risultato, ma non siamo riuscite a farlo. Il Brondby si è dimostrata una squadra all’altezza, che gioca un bel calcio, e non possiamo fare altro che farle i complimenti per il passaggio del turno».

Se questa eliminazione fosse arrivata con una squadra di un altro calibro (inutile fare nomi), allora non ci sarebbe stato niente da dire: ma visto anche come la Fiorentina ha schiantato un’altra danese, il Fortuna Hjorring (di pari livello, se non superiore rispetto al Brondby), allora questa eliminazione assume i contorni dell’occasione persa. E a Torino di occasioni perse in Europa ne stanno facendo una collezione fin troppo numerosa, e di certo non hanno intenzione di cominciare anche con le donne.