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Brillante avvocato specializzato nel diritto dello sport, si è avvicinato negli ultimi tempi al mondo del calcio femminile, stimolato da alcuni amici allenatori di squadre del nord Europa e inglesi.

Scopritore della calciatrice finlandese Hannika Haanpaa Anni, centrocampista di valore in forza al Ravenna Women, intende contribuire con la sua competenza e professionalità allo sviluppo e alla tutela del movimento in Italia.

A tu per tu con Giorgio Romano, legale e procuratore sportivo di origini pugliesi che ha completato il suo ciclo di studi universitari a Bologna, prima di ritornare ad esercitare la professione a San Severo.

Ciao Giorgio, una tua breve presentazione dal punto di vista professionale

Mi chiamo Giorgio Romano, sono avvocato, specializzato in diritto dello sport.  Ho frequentato le scuole elementari fino alla quarta classe a Lecce, dove mio padre, ufficiale dei Carabinieri, era comandante provinciale. Dopo il liceo classico frequentato a San Severo ( Fg ), mi sono iscritto all’università di Bologna, facoltà di Giurisprudenza. Ho svolto il servizio militare in Aeronautica, tra Taranto e l’aeroporto militare di Amendola. Ritornato a Bologna, mi sono laureato in Giurisprudenza e dopo un paio di anni sabbatici, passati tra Bologna e, in qualità di vice direttore del Tennis Club di Badhofgastein, vicino Salisburgo, sono ritornato a San Severo.

Come è nata la tua passione per lo sport e in particolare per il calcio ?

Durante gli anni bolognesi, mentre lavoravo con il CT Bologna in qualità di team manager della squadra femminile di serie A di tennis, ho  frequentato le lezioni del Prof Paco D’Onofrio, che insieme alla Prof. Annalisa Atti, sono stati tra i pionieri del diritto sportivo in Italia. Sono dovuto ritornare, per ragioni familiari a San Severo e ho deciso di dedicare tutte le mie energie, insieme al collega Casimiro delli Falconi, al diritto e alla giustizia dello sport. Al momento, stiamo pensando di strutturarci, come studio esclusivamente di diritto sportivo, su Foggia e su Roma, cercando di differenziare le nostre attività e campi di azione. Io cerco di dedicarmi di più all’aspetto sportivo internazionale, attraverso numerosi contatti con atleti ed atlete di livello olimpico, conoscenze costruite e rafforzate nel corso degli anni. Casimiro è più orientato sulla scena italiana, essendo stato calciatore della primavera del Torino calcio, agli ordini di Sergio Vatta. Ci occupiamo di aspetti contrattuali, rappresentanza processuale di fronte agli organi di giustizia sportiva, sia italiani che esteri, assistiamo società, federazioni, atleti e dirigenti. Il mondo sportivo è cresciuto molto, vi è bisogno di competenza.

Come mai hai deciso di specializzarti nel diritto sportivo ?

Ho deciso di specializzarmi in diritto dello sport, in quanto sin da piccolo ero ammirato davanti alla tv, nel seguire le gesta di tanti campioni del calcio e di altri sport, sognando di poter, un giorno, essere nel loro staff. Diventato grande, ho cercato di far diventare questa passione, il mio lavoro, seguendo un  percorso formativo adeguato allo scopo.

Cosa credi di poter dare al mondo del calcio con la tua attività? Da un po’ di tempo hai iniziato a tutelare le atlete diventandone il procuratore, come mai questa scelta ?

Lo ripeto, credo che nel mondo del calcio, ci sia bisogno di grande professionalità. Ultimamente mi sembra che questo sport, in maniera particolare, sia diventato lo sbocco innaturale di personaggi con pochi scrupoli e privi di qualsiasi tipo di competenza, attirati da “facili guadagni”. Gli atleti e le atlete, invece, devono poter affidare tutti i loro interessi a persone preparate, che hanno la giusta esperienza per risolvere qualsiasi tipo di problema possa loro presentarsi, concentrandosi unicamente sull’aspetto agonistico. La fiducia deve essere il requisito basilare  in un rapporto professionale tra un atleta e colui che ne cura gli interessi.

Come mai hai scelto il calcio femminile ?

Confesso che mi sono avvicinato al calcio femminile da poco, stimolato da alcuni amici allenatori di squadre femminili del nord Europa e inglesi. E’ molto frequente, infatti, che all’interno delle società Danesi, Norvegesi, Finlandesi, Svedesi, Islandesi ed Inglesi, vi sia un travaso naturale di competenze e professionalità tra squadre maschili e squadre femminili. Da lì, il passo è stato breve. Il mondo calcistico “femminile” è un settore in grande crescita, che ha conservato intatti alcuni valori, quali la sportività ed il rispetto, che purtroppo nel mondo calcistico maschile sono in forte crisi, valori che condivido pienamente e che mi fanno sentire molto a mio agio in questo ambiente rosa.

Primo colpo in Italia: Hannika Haanpaa. Descrivila come giocatrice e come persona

Hannika Haanpaa Anni, è una ragazza molto educata, tranquilla e  sempre sorridente. Il suo ruolo è centrocampista centrale, ma si disimpegna bene sia a destra che a sinistra o dovunque il mister Piras le chieda di fornire il suo contributo. Ha esperienze nelle nazionali giovanili della Finlandia, dall’U17 sino all’ U23. Dopo alcuni comprensibili difficoltà, dovute all’apprendimento di una nuova lingua, si è immediatamente calata nello spirito della squadra, legando con tutte le compagne di squadra. E’ anche una ragazza sensibile, molto severa con se stessa, cerca sempre di analizzare dove ha sbagliato e può migliorare. Questa è una ottima virtù.

Come valuti queste sue prime apparizioni in Italia col Ravenna ?

Quando Anni è arrivata in Italia, il campionato finlandese si era concluso da pochissimo tempo, e quindi atleticamente era quasi al top. Ha avuto un fisiologico periodo di flessione prima della pausa natalizia, ma ora sta crescendo di partita in partita sotto le cure dell’esperto staff del Ravenna Women. Infatti, pur essendo un’atleta nordica, quindi abituata a climi molto rigidi, preferisce il sole, la bella stagione e le temperature primaverili. Partita dopo partita, farà sempre meglio.

Infine, quali sono i tuoi progetti per il futuro ?

Nel futuro, mi vedo sempre nel mondo dello sport, ad occuparmi di tutte le tematiche ad esso connesse. Vorrei anche riuscire ad aiutare chi merita, pur non avendo grosse chances. Mi è capitato, in passato, di aiutare una bambina bielorussa, grande talento del tennis, ma con pochi mezzi economici. La sua dedica commossa, dopo aver vinto un importante torneo, mi ha ripagato di qualsiasi sacrificio. Lo sport dovrebbe essere soprattutto questo, crescita umana, seguendo il motto olimpico: “Citius!, Altius!, Fortius!”.