25/05/2022

Esclusiva Calcio in Rosa: Gaia Apicella capitano del Pomigliano

Abbiamo avuto ospite, nella nostra trasmissione Tv “Colpi di Tacco” il capitano del Pomigliano, Gaia Apicella. Per chi non avesse avuto modo di vedere la diretta, postiamo qui sotto un articolo con alcuni passaggi e poi il video completo dell’intera trasmissione. 

Gaia, il 2022 del Pomigliano ricomincia con una super partita contro la Juventus.

Nel vostro stadio, arriva la squadra dei record, quella che vince ininterrottamente da quasi due anni e che solo qualche giorno fa ha conquistato la Supercoppa Italiana.

Come si prepara una partita del genere, c’è chi dice che queste partite in realtà si preparano da sole, sono quelle paradossalmente più facili…  

“Si sono d’accordo. Io sono del parere che queste partite siano molto semplici da preparare. È impossibile infatti che manchi la concentrazione, nessuna può prendere sotto gamba una partita del genere e tutte noi ragazze abbiamo voglia di metterci in mostra, di fare bene, nessuna vuole sfigurare contro questi colossi del calcio femminile. In una sfida del genere, sai che non ti puoi permettere nessuna disattenzione, devi rimanere concentrata dall’inizio alla fine e non puoi assolutamente sbagliare l’approccio”. 

Come hai iniziato a giocare a pallone? 

“Ho iniziato a giocare a pallone all’età di quattro, cinque anni, insieme a mio fratello. 

Io abito in un parco a Napoli che è molto grande e che racchiude più palazzi, quindi eravamo tanti ragazzini più o meno della stessa età che ci ritrovavamo, in mezzo a tanto verde per giocare. Come spesso accade, io ero l’unica bambina ma ho dei ricordi molto belli. Successivamente ho fatto la classica trafila, che hanno più o meno fatto tutte le ragazze della mia età, ho iniziato con una società maschile e poi a 14 anni sono passata al Napoli Carpisa. Ho fatto tutte le giovanili, poi c’è stato l’esordio in prima squadra e il mio percorso è proseguito fino all’approdo al Pomigliano”

Percorso che è proseguito fino ad arrivare in serie A e diventare il Capitano del Pomigliano, la squadra della tua città.

“Si ci tengo a sottolineare che la nostra è una realtà giovane, nonostante i record che il Pomigliano ha stabilito, resta sempre una squadra che nel campo del femminile, esiste da 3 anni. Per me è un orgoglio esserne Capitano e far conoscere ad ogni ragazza nuova che arriva, che sia dalla serie C, o dalla B, o dalla A, dal nord Italia oppure straniera, cosa significa indossare la nostra maglia. 

Noi rappresentiamo una città, rappresentiamo l’avvicinamento di un’intera popolazione e per me essere Capitano è un onere ma anche un onore. La nostra fascia poi, è doppiamente importante perchè al suo interno, noi portiamo il nome della figlia scomparsa del nostro Presidente e quindi, pesa molto di più di una qualsiasi altra fascia da Capitano di altre squadre”. 

Chi è Gaia Apicella fuori dal campo di calcio?

“Io ho due passioni nella vita che sono riuscita a realizzare, diventare calciatrice e avvocato. Sono una ragazza tranquilla, non ho vizi particolari, non mi piace fare tardi la sera ma ho queste due passioni e fin quando potrò, cercherò sempre di farle conciliare perché mi fanno sentire viva e mi riempiono di soddisfazioni.

Riguardo a come si possono far conciliare le due cose, è una domanda che mi viene fatta spesso e sono sempre molto contenta di poter rispondere. 

I genitori alcune volte, pensano che lo sport possa far trascurare lo studio ma non è così. Con il Pomigliano, abbiamo fatto delle iniziative andando nelle varie scuole della città e io ho portato la mia esperienza personale, ho detto ai bambini, alle bambine che se hanno una passione, la possono tranquillamente far conciliare con il resto. Io mi sono laureata in giurisprudenza ma nel frattempo giocavo a calcio; mi portavo i libri in trasferta, studiavo in pulman, in nave, in aereo. 

Quando partivamo con la nave, arrivavamo al porto di Napoli alle 7 di mattina, veniva a prendermi mia mamma e mi portava direttamente all’Università a fare gli esami.

Giocare e studiare, sono due cose che mi sono sempre piaciute, volevo diventare avvocato e volevo giocare a calcio. In più sono sempre stata una ragazza a cui è piaciuto migliorare, ho avuto l’ambizione di salire di categoria e ci sono riuscita. Voglio portare e soprattutto far arrivare questo messaggio, che se le cose ci piacciono si possono tranquillamente far conciliare, l’importante è avere tanta forza di volontà e tanta organizzazione. Anzi voglio aggiungere una cosa, proprio giocare a calcio mi ha dato maggiore spinta nell’organizzarmi, perché io sapevo che avevo quelle ore disponibili per studiare, poi avevo le altre ore per andarmi ad allenare, per mangiare e poi ricominciare a studiare …”

Tra i momenti calcistici più belli che hai vissuto, c’è stato sicuramente l’esordio in serie A. 

“L’esordio in serie A per me, è stato un momento indimenticabile. Anzi, più che un momento direi una settimana, perché oltre all’esordio che ovviamente è stato emozionante e resterà per sempre tra le mie soddisfazioni più grandi, proprio durante quella settimana sono anche diventata zia per la prima volta. 

In più, aggiungiamo che abbiamo anche vinto una partita in trasferta contro la Lazio che non si era messa benissimo, visto che giocavamo in 10 contro 11 per un’espulsione… quindi devo dire che meglio di così, proprio non mi poteva andare”.

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