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Difensore centrale che si distingue per carattere e personalità, adattabile anche nel ruolo di terzino, è dotata di grande velocità e forza fisica, prediligendo dirigere la difesa, impostando dal basso verso le fasce, giocando molto con il portiere nel retropassaggio.  

Alla scoperta di Gabriella Piscitelli, classe 1997, volto nuovo ed interessante della Caserta calcio femminile, squadra campana partecipante al campionato di Eccellenza.

Ciao Gabriella, come è nata la tua passione per il calcio ?

“Ho iniziato ad avvicinarmi al calcio sin da piccolina, guardando giocare mia sorella più grande, seduta sugli spalti di un campetto sportivo; all’epoca a Maddaloni il calcio femminile non era ancora sviluppato ed era inevitabile iniziare il percorso partendo con i maschietti; mio padre mi ha subito assecondato nella mia scelta mentre con mia madre c’è voluto più tempo ma alla fine anche lei si è ricreduta”.

Le tue esperienze pregresse in carriera

 “All’età di 14 anni sono passata nel femminile alle streghe di Benevento, un’esperienza indimenticabile che mi porto tuttora nel cuore, anni spensierati in cui siamo riusciti a vincere una Coppa Campania ed i play off; a seguire a 19 anni sono passata nella Frattese, poi l’arrivo a Pomigliano dove mi sono rotta il menisco ed il crociato, interrompendo la mia scalata in carriera; in seguito sono andata al Villaricca ed infine da questa stagione sono alla Caserta calcio femminile”.

La scelta di approdare al Caserta calcio femminile

 “Ho sempre sognato di indossare la maglia della mia città, sono innamorata della mia terra, fiera ed orgogliosa di poterla rappresentare, è stata decisamente una scelta di cuore”.

Il tuo numero di maglia

“Indosso la maglia numero 17, un numero portafortuna per me, pieno di significato; da piccolina ero solita accomodarmi in panchina portando numeri alti della maglia e ricordo con emozione di aver esordito in prima squadra indossando proprio la casacca numero 17, riuscendo a dimostrare al mister di valere un posto da titolare, una sorta di rivincita per me quando in pochi credevamo nelle mie qualità

Si può essere femminili, giocando a calcio ?

 “Mi piace essere femminile ed indossare i tacchi oltre che i tacchetti anche se spesso ci si limitava a vedermi come una bambola bionda con gli occhi chiari; ho dovuto lottare ma nel tempo in tanti si sono ricreduti, accettando l’idea che potessi essere apprezzata anche giocando a calcio senza sfigurare il mio fisico e la mia bellezza.

Molte bambine hanno timore di avvicinarsi a questo sport per via di pregiudizi atavici assecondati dai genitori ma è importante capire che lo sport più che altro ti aiuta ad essere chi sei, non ti definisce certamente chi sei”.

La situazione attuale della squadra

 “Apprezzo molto la mia società, dal primo momento del dilagare della pandemia ha pensato subito a mettere in sicurezza noi atlete, rispettando in modo preciso i protocolli sanitari; la società è nata lo scorso anno, frutto di un percorso coraggioso che ha portato finalmente a Caserta una squadra interamente femminile, una sorta di riscatto e di rivincita verso i pregiudizi ed i tabù di genere ancora presenti; la squadra è ben attrezzata, composta da ragazze valide che si sono fatte valere al momento solo in amichevole ma scalpita per ripartire più carica che mai se ci fosse data la possibilità di poter scendere in campo”.