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Cristian Peri, direttore sportivo del Brescia femminile
Cristian Peri, direttore sportivo del Brescia femminile

L’altra faccia di chi da una vita ha messo anima e corpo per far sì che il progetto Brescia femminile diventasse quello che è attualmente, cioè una delle società più vincenti della storia del calcio femminile italiano, è quella di Cristian Peri, direttore sportivo delle Leonesse. Contattato telefonicamente, ha voluto precisare le parole del presidente Giuseppe Cesari pubblicate qualche ora fa da “calciobresciano.it” e riprese da tutti i siti di informazione sul calcio femminile, tra cui il nostro.

“Innanzitutto, ci tengo a dire che non è tutto perduto – le parole di Peri – sono giorni difficili, ma c’è ancora un piccolo margine per provare a capire se si riesce a proseguire questa storia meravigliosa”. Il grido, finora inascoltato di Cesari, è rivolto all’imprenditoria locale e alle istituzioni affinché possa arrivare sostegno alla società calcistica: “Sia chiara una cosa, il Brescia femminile non ha un euro di debito, così come l’azienda del presidente Cesari – la Ostilio Mobili, un mobilificio molto rinomato in tutto il nord Italia – quindi sgombriamo il campo da ogni possibile dubbio su questo aspetto. Non si tratta di una società in difficoltà, ma solamente di un discorso di buon senso: gli sponsor coprono circa il 30% del budget annuale, il restante 70% ce lo mette di tasca sua Cesari. Capite bene che non è possibile continuare in questa maniera”.

Di cifre non se ne parla, ma di certo non parliamo di bruscolini, siamo su cifre a cinque zeri, probabilmente oltre il mezzo milione di Euro all’anno: “Le trattative proseguono febbrili, sono giorni decisivi – prosegue Peri – anche perché il 31 maggio la UEFA vuole conoscere dove giocheremo la prossima Champions League, con quali colori di maglia. Al momento sono informazioni che non abbiamo, possiamo avere una proroga di una decina di giorni, ma è evidente che il futuro si sta decidendo in queste ore. So che sono arrivati nuovi sostegni economici da sponsor e addirittura da privati cittadini: è un qualcosa di incredibile quello che sta succedendo a Brescia. E il Comune non ha alzato un dito per noi, che portiamo da anni il nome di Brescia in Europa”.

E le ragazze? “Le loro lacrime non erano dovute tanto alla sconfitta contro la Fiorentina in finale di Coppa Italia – conferma Peri – ma perché sapevano tutto. Erano state messe al corrente che la situazione della prosecuzione dell’attività in Serie A del Brescia è appesa ad un filo. E dirò di più: sono venute in sede a dire di essere disposte a decurtarsi i rimborsi pur di dare una mano. Mi venivano le lacrime agli occhi sentendole parlare così”.

Per concludere, Peri conferma che l’attività del Brescia Calcio Femminile non finirà: “Nella maniera più assoluta. Come detto prima, la società è sana e il presidente non ha di certo perso la passione. Continueremo sicuramente sia con la Prima Squadra che con il Settore Giovanile. Oggi non c’è certezza di nulla perché ripeto, se accadesse qualche miracolo, qualche aiuto inaspettato o dell’ultimo minuto allora l’iscrizione alla Serie A sarebbe automatica. In caso contrario, faremo le nostre valutazioni”. Sulla cessione del titolo: “Le trattative ci sono, i nomi sono quelli usciti nelle settimane scorse. Anche qui però c’è da capire se si tratterà di una semplice cessione del titolo, e allora chi subentra non potrà giocare la Champions League – in quel caso una fra Tavagnacco e Fiorentina, arrivate terze a pari merito guadagnerebbe il diritto: visto il metro di giudizio utilizzato per Ravenna e Bari si dovrebbe giocare uno spareggio – oppure se chi arriva rileverà le quote societarie, e allora rimane tutto in piedi e la squadra potrebbe giocare in Europa”.

Con le ragazze come è la situazione? Intendono aspettare per capire come si evolve, oppure hanno già cominciato ad ascoltare “sirene”? “Le ragazze sono splendide, è un gruppo davvero meraviglioso. Se ne rendono talmente tanto conto anche loro che l’unica richiesta che hanno fatto è quella di non smantellare la squadra. Comunque vada a finire, loro vorrebbero continuare a giocare insieme”