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Abbiamo parlato in precedenza delle principali differenze tra il calcio maschile e quello femminile, limitandole agli aspetti atletici e fisiologici, oltre che, riferendoci alla realtà italiana nello specifico, alla scarsa partecipazione delle ragazze al percorso formativo di una scuola calcio.

E’ chiaro che le differenze di struttura fisica, unitamente a tempi diversi di sviluppo cognitivo, vanno ad incidere sulle prestazioni e sulla programmazione di percorsi di allenamento differenti tra le due discipline.

Discorso a parte meritano gli aspetti tecnici e tattici: i primi trovano il loro maggior ostacolo, nel calcio femminile, nel ritardo con cui le giocatrici si avvicinano all’attività agonistica, ma per il resto le ragazze non hanno nulla da invidiare ai maschi; a livello tattico, addirittura, queste possono avere una marcia in più dettata da una maggiore abnegazione ed una rapidità di apprendimento che consente loro di imparare velocemente lo stile di gioco che l’allenatore propone.

Nelle mie esperienze in panchina e nello studio di realtà all’estero (soprattutto in Spagna) ho potuto constatare che allenamenti tattici, come ad esempio un semplice possesso palla, vengono inquadrati piuttosto rapidamente dopo le comprensibili difficoltà iniziali; nelle proposizioni successive alcuni automatismi già sono evidenti ed è possibile inserire varianti che rendono più complessa l’esercitazione perché le giocatrici sono ormai padrone dei movimenti e dello svolgimento della stessa.

E’ giusto sottolineare che più alto è il livello del club, la sua realtà, la sua categoria, maggiori sono le possibilità che le ragazze si esprimano al meglio, ben interpretando l’idea di gioco che l’allenatore cerca di offrire durante il lavoro settimanale.

Il concetto di identità di gioco è fortemente legato alla mentalità della squadra: anche qui si può notare qualche differenza tra il calcio femminile e quello maschile perché, mentre nei ragazzi è quasi scontata la motivazione, nelle ragazze questa va un po’ indotta.

Si, perché la voglia di vincere va pian piano trasmessa alle giocatrici da società e, soprattutto, dall’allenatore. Quest’ultimo è fondamentale nella preparazione del lavoro perché deve imparare a motivare le atlete in funzione del loro aspetto caratteriale individuale e delle dinamiche di gruppo sin dal primo giorno.

Il segreto per ottenere il massimo dalla squadra è organizzarsi in modo da operare contemporaneamente sul piano della comunicazione e delle singole esercitazioni proposte durante le sedute di allenamento: le ragazze devono percepire sicurezza e competenza nel proprio allenatore, ma anche disponibilità ed imparzialità; il Mister deve saper essere autoritario e “delicato” allo stesso tempo.

Per quanto concerne il campo, invece, il tecnico può lavorare progressivamente attraverso esercitazioni tattiche con obiettivi via via diversi a seconda dei momenti della stagione, che vadano a motivare la squadra in modo da garantire una certa intensità di prestazione durante le sedute di allenamento (inserendo varianti rispetto alla prima proposizione e diversificandole nel tempo per non rendere monotono lo svolgimento). Chiaramente gli obiettivi devono essere progressivi e propedeutici per poter garantire una certa efficacia.