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Tra le tante polemiche e proposte, alcune valide e altre improponibili che in questo periodo si elevano intorno al calcio femminile, una delle più interessanti è legata agli stipendi percepiti dalle calciatrici, molto più bassi rispetto a quelli delle colleghe tedesche, francesi e inglesi.
A tal riguardo interviene l’esperto procuratore sportivo intermediario Alessio Sundas, da qualche tempo personaggio di spicco del mondo del calcio in rosa: “Si parla di professionismo ma credo sia prematuro parlarne, anzi credo che sia una formula che escluderei totalmente dal calcio femminile: tale riforma avrebbe un costo eccessivo per il movimento che rischierebbe di esplodere per colpa delle troppe spese, dovute a salari minimi alti e ai costi dei contributi che le società dovrebbero versare alle calciatrici. Il rischio sarebbe quello di un fallimento totale, come quello avvenuto nella lega professionistica statunitense, dove qualche anno fa i costi sono cresciuti a dismisura e la lega ha dovuto chiudere i battenti. Credo ci sia un tempo giusto per tutto: il calcio femminile è in espansione, sarebbe giusto riconoscere a tutte le giocatrici di serie A un salario minimo, ma restando sempre nel regime del dilettantismo. Sono ancora troppe le ragazze che giocano gratis e le società che stentano a racimolare il budget necessario. Cresciamo un passo per volta e facciamo sì che il movimento generi utili; nel calcio maschile nessuno regala soldi a CR7: il suo maxi stipendio è solo il frutto di quanto uno come lui riesca produrre a livello economico. L’equazione è semplice l: CR7 produce tanto, CR7 guadagna tanto. Aspettiamo che il movimento femminile cresca, che si generino gli utili e facciamo un passo per volta.”