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Quando le cose si mettono male ci pensa il capitano. Punizione sotto la traversa questa volta, punizione decisiva anche la scorsa stagione. La leader delle gialloblù conquista il pareggio e, insieme alle sue compagne, riporta la Fortitudo alla vittoria e ai tre punti.

La sua punizione con l’Unterland Damen ha rappresentato il terzo gol stagionale per lei in campionato: record personale arrivato con una rete decisiva.

«La punizione messa a segno è stata molto importante, sia per me, visto che ho raggiunto il mio record, sia per la squadra, perché dovevamo recuperare e vincere la partita. Quel campo è particolare per me, ricco di bei ricordi».

Dopo tre partite senza vittoria è arrivato questo 1-4: che valore ha il successo di domenica?

«Ha una grande importanza per il morale. Venivamo da tre partite in cui abbiamo fatto due punti ed era importante tornare a vincere. Nelle ultime partite senza vittoria non abbiamo giocato male, anche perché abbiamo fronteggiato squadre difficili, ma anche per errori nostri non siamo riuscite a portare a casa i tre punti. Domenica abbiamo affrontato un avversario tosto dal punto di vista fisico e atletico ma, pur iniziando in una situazione di svantaggio, siamo riuscite a venirne fuori».

Nella serie B 2016/17 ha segnato in trasferta con l’Unterland (0-3): sempre su punizione, sempre il primo gol della Fortitudo, sempre nel primo tempo e anche nella stessa porta: una bella coincidenza.

«Anche la rete dell’anno scorso aveva un sapore particolare, perché venivamo da una serie di pareggi e quindi avevamo bisogno di una vittoria. Questa volta ho tirato di potenza da lunga distanza, l’altra volta invece ero più vicina e ho calciato di precisione; inoltre segnare alla Schroffenegger è sempre motivo di soddisfazione. È una bella coincidenza, si vede che questo campo mi porta fortuna».

Non si vedono spesso difensori centrali battere i calci di punizione: ha allenato questa componente del suo gioco in maniera costante durante la sua carriera?

«Sì, è un po’ insolita come cosa. Tiro sempre le punizioni dalla parte destra del campo, essendo mancina. Non è da tanto che mi alleno a calciarle, soprattutto quelle da lontano, perché ho sempre paura di mandare la sfera alta, di dare troppa forza, dato che come difensore sono più abituata a calciare i rinvii piuttosto che le punizioni dirette. Recentemente ho detto al mister che vorrei a imparare a calciare le punizioni dalla distanza e lui mi ha insegnato come prendere la giusta rincorsa e mi ha consigliato di guardare i video delle punizioni di Mihajlovic. Ho messo in pratica ciò che mi ha detto e mi è andata bene. In ogni caso preferisco calciare le punizioni vicino all’area. Poi non bisogna dimenticare che domenica avevo anche il vento a favore».

La sua determinazione, il suo spirito combattivo, di sacrificio e di gruppo ricordano la mentalità del rugby. Salaorni si sente rugbista dentro?

«Mi sento un po’ rugbista dentro ma anche fuori, visto il mio fisico (ride, ndr). È una mia attitudine quella di non mollare mai, da quando ho iniziato a giocare. Ci credo sempre fino alla fine, voglio sempre dare tutto, soprattutto se la partita sta andando male. Fin da piccola ero molto competitiva, ho sempre odiato perdere e quindi ho cercato di vincere ogni partita, anche se non è sempre ovviamente è stato possibile. Lo spirito di gruppo è fondamentale per me, esattamente come il rispetto per le avversarie, anche se a volte in campo ci comportiamo in maniera non troppo leale, magari a causa di qualche fallo evitabile. Cerco di trasmettere questa mia caratteristica della forza caratteriale alla squadra».

Prendendo spunto dal rugby, in cui rispetto per l’avversario, la voglia di non mollare mai e la compattezza di squadra sono punti cardine, secondo lei al calcio, talvolta, queste caratteristiche vengono un po’ meno?

«Nel calcio non manca la mentalità vincente, perché credo che questa ci sia in ogni sport. A volte viene meno lo spirito di gruppo e la lealtà verso gli avversari. Da questo punto di vista il rugby e il calcio sono molto differenti. Penso che questa cosa, ovvero il fatto che a volte vengano meno valori come rispetto e lealtà, sia più evidente in campo maschile piuttosto che in quello femminile».

Nella scorsa stagione ha dedicato la punizione contro l’Unterland a sua nonna: anche in questa occasione ha pensato a lei?

«Era mancata da poco ed è sempre stata una persona importante nella mia vita, quindi mi sembrava doveroso dedicarle il gol per ringraziarla e ricordarla. Quest’anno, al momento della rete, ho pensato che rimontare lo svantaggio è stato un momento di assoluta importanza, anche perché abbiamo dato un segnale forte, abbiamo dimostrato che eravamo in campo ben presenti e ben concentrate. Ero felice perché il mio gol avrebbe potuto essere una scossa per la squadra. Poi ho pensato al fatto che ero appena riuscita a mettere in pratica gli insegnamenti del mister riguardanti i calci di punizione, per cui ero davvero felice. Ho anche fatto un pensiero sull’aver segnato nella stessa porta dove avevo realizzato la rete su punizione la scorsa stagione (ride, ndr)».

La Fortitudo è terza, a meno cinque punti dal Castelvecchio e a più due dal Vittorio Veneto. Questo campionato sembra destinato a decidersi nelle ultime giornate: come si vive a livello psicologico una competizione che non permette mai un calo di concentrazione?

«Come sapevamo fin dall’inizio il campionato è tosto. Non esiste una partita scontata, ogni volta è una battaglia. Bisogna pensare partita per partita perché ogni domenica può riservare delle sorprese. Ci sono ancora squadre che al momento possono darci qualche problema. Ci saranno ancora importanti scontri diretti al vertice quindi, esattamente come la corsa ai primi posti non è finita, allo stesso modo il terzo posto non è ancora al sicuro. Sarà una lotta, bisognerà difendere la pozione da chi ci rincorre. Penso che tutto si deciderà nelle ultime giornate, e questo mi piace perché vuol dire che dovremo sempre tenere alte la concentrazione, la competitività e l’intensità. Dal punto di vista psicologico però è stressante sapere di non poter permettersi di abbassare mai la guardia».

Riccardo Cannavaro