SHARE
Una panoramica della Sala Rossa del Municipio VII di Roma Capitale che ha ospitato l'evento (foto calcioinrosa.it)

I numeri sono allarmanti, e non accennano a diminuire. Nonostante l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica si stia man mano facendo sempre più forte negli ultimi anni. Dal 1 gennaio di quest’anno, sono già 18 le donne uccise da un proprio attuale o ex partner, e solamente il 12% delle donne che subiscono una violenza fisica o psicologica trova il coraggio di denunciare. Da questi dati bisogna (ri)partire, per cercare da un lato di arginare un fenomeno che non sembra avere un freno, e dall’altro convincere le donne ad uscire allo scoperto. Ma da dove iniziare questo lavoro improbo?

E’ il tema principale che si è cercato di analizzare sotto diversi punti di vista nel convegno che si è tenuto questo pomeriggio nella Sala Rossa del VII Municipio di Roma Capitale (che comprende un territorio vastissimo, che va da oltre il Raccordo Anulare alla periferia sud-est fino a San Giovanni, alle porte del centro città). Si tratta della II edizione del progetto: “Lo sport contro la discriminazione e la violenza di genere, per vincere insieme”, promosso dal G.S. Flames Gold. Per l’occasione è stato anche presentato il libro “L’innocenza perduta di un uomo criminale – percorsi evolutivi di criminogenesi sociale”, scritto da Giuseppe Bruno, giovane giurista e criminologo che sottolinea come “Non c’è più la concezione lombrosiana della criminologia – nella quale alcuni tratti somatici erano propri di chi avrebbe commesso determinati reati – ma solamente il fatto che determinate esperienze vissute in età pre ed adolescenziale possano influire su quelli che saranno i comportamenti degli adulti nei confronti di chi gli sta vicino e del mondo che li circonda”.

“E’ l’unico modo in cui si può fare prevenzione – gli fa eco la prof.ssa Diana Olivieri, sempre di Unicusano – perché capire i meccanismi che portano una persona ad usare violenza possono permetterci di sviluppare strategie per evitare che altri possano arrivare a farlo”. In questo lo sport può essere veicolo fondamentale, perché accoglie in sé tutte le caratteristiche necessarie per “togliere” i giovani dalla potente attrazione dell’azione criminale. L’accettazione dell’altro, l’uguaglianza, l’interesse, la perseveranza, l’autonomia: sono tutti aspetti fondamentali della pratica sportiva. L’apice del progetto sarà raggiunto l’8 aprile, quando sarà organizzata una giornata speciale che culminerà con una partita di volley fra due rappresentative romane, il Quintilia e la Roma VII Volley.

Al convegno era presente anche la Croce Rossa con la Dott.ssa Debora Diodati, da sempre in prima linea sul tema, che ha presentato il video dal titolo “Fermati finché sei in tempo”, in cui sono ritratti degli uomini che raccontano (cercando di giustificarsi) le violenze commesse sulle donne loro partner, vedendo riflesse su loro stessi in uno specchio rotto le nefandezze compiute.

In ultima analisi, è stato anche affrontato il tema dal punto di vista giuridico. La giurista e criminologa Luana Campa ha puntato il dito contro una parte di magistratura che spesso prende sotto gamba il fenomeno: “E’ inevitabile che se dopo una, due, tre denunce non succede nulla, si perda fiducia nelle istituzioni e nella giustizia. Ci si sente sole, abbandonate. Per questo tipo di reati, che stanno diventando una vera e propria piaga sociale, c’è bisogno di certezza della pena e nessuno sconto. E soprattutto basta con il rito abbreviato”.