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Il calcio femminile italiano resta una disciplina dilettantistica e, come tale, spesso presenta problemi di natura logistica e di gestione del tempo.

In Serie A le squadre si allenano quotidianamente, come avviene nel professionismo al maschile, ma già in Serie B sono poche le società che vantano più di tre sedute settimanali, mentre nei campionati regionali la media è di due allenamenti a settimana.

Di fondamentale importanza, a questo punto, per ottenere il meglio dalle giocatrici a disposizione, tenendo conto del fatto che solo una piccolissima parte di esse ha goduto di una formazione da scuola calcio, è l’ottimizzazione degli obiettivi tecnici, tattici e atletici della singola seduta di allenamento: come dicevamo nell’articolo della scorsa settimana, esistono svariate esercitazioni che riescono a concentrare in esse, seppure con pesi diversi, tutte le caratteristiche che aiutano l’atleta a migliorare a 360°.

Durante la programmazione a breve, medio e lungo termine, un tecnico deve porsi obiettivi che via via può cambiare in base alla risposta delle giocatrici e alla loro capacità di adattamento alle sollecitazioni proposte. E’ opportuno, tuttavia, prevedere sempre una componente tecnica importante in ogni seduta, soprattutto quando il tempo a disposizione non è adeguato alle esigenze.

Nelle mie personali esperienze passate ho programmato allenamenti che prevedevano esercitazioni tattiche con forte margine di miglioramento a livello tecnico, come ad esempio un possesso palla con varianti a 2 tocchi poi ad un tocco: questo tipo di esercitazione, se proposta con regolarità a partire dalla fase di preparazione precampionato, porta le singole giocatrici a migliorare nel controllo orientato e nel passaggio (tecnica individuale), nello smarcamento e nel posizionamento (tattica individuale e collettiva), e infine a lavorare con variazioni di ritmo su resistenza e forza (condizione atletica).

Questo, naturalmente, è solo un esempio, altri potrebbero essere, in funzione degli obiettivi tattici del Mister, esercitazioni con gli small sided games, ovvero giochi situazionali capaci, anch’essi, di combinare aspetti tecnico-tattici con quelli condizionali: è da considerare che in un 4vs4, ad esempio, le giocatrici giocano la palla tre volte in più rispetto ad un 11vs11, andando a migliorare progressivamente la tecnica e la tattica individuale (ma anche collettiva) giocando sotto pressione costante; queste proposte di lavoro sono funzionali agli obiettivi condizionali che allenatore e preparatore si propongono di raggiungere, in particolare senza cambiare le caratteristiche del gioco se non dal punto di vista delle dimensioni del campo (che in un 4vs4 possono cambiare da un 16×24 ad un 24×36 passando per una dimensione media di 20×30), del numero dei tocchi e degli incitamenti del tecnico.

Chiaramente non tutto passa dalle sole esercitazioni tattiche, infatti nelle sedute di allenamento, anche con frequenza minore rispetto ad esse, sarebbe il caso di lasciare spazio ad esercizi individuali specifici, quali il tiro in porta, i passaggi ed il controllo orientato, il colpo di testa, il controllo di petto, ecc. (personalmente, in funzione anche dello stato delle singole giocatrici, ho sempre inserito nella programmazione a lungo termine tali esercizi dapprima in 2 sedute su 3 settimanali, poi, in virtù dei risultati ottenuti dopo la preparazione precampionato, in 1 seduta su 2 e, successivamente, in 1 seduta ogni due settimane).

Ovviamente la vetrina delle opportunità e delle proposte di lavoro è molto vasta da poter sintetizzare in un singolo articolo, quelli sopracitati altro non sono che pochi esempi tratti da esperienze di campo, ma che hanno portato a notevoli miglioramenti tecnici da parte di ragazze che si sono avvicinate al calcio non prima dei 15/16 anni di età e che, pertanto, non hanno frequentato una scuola calcio.

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