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Nelle scorse settimane abbiamo analizzato alcuni aspetti che differenziano la programmazione di un allenatore quando si trova a lavorare con le donne rispetto agli uomini; ci siamo concentrati sul discorso della comunicazione efficace e della sua importanza per ottenere il meglio dalle giocatrici a disposizione. Andiamo a sviscerare ulteriormente questo concetto, introducendo il tema specifico della motivazione.

Nel maschile, spesso, basta la competizione stessa a creare i presupposti per una prestazione importante; nel calcio femminile, invece, questa incide meno, mentre è fondamentale lavorare a livello individuale su aspetti motivazionali specifici: ogni atleta è diversa dall’altra, ha una storia e ha una ben precisa personalità, per cui con ciascuna è bene comunicare in maniera funzionale alle sue caratteristiche.

Nella mia esperienza personale ho incontrato le più svariate tipologie di giocatrice: dalla ragazza timida e silenziosa, a quella esuberante ed iperattiva, passando per quella silenziosa ma bisognosa di attenzioni, ecc.

Come si fa, dunque, a motivare la propria squadra in vista di una partita?

Ogni allenatore, in realtà, conosce a fondo le proprie giocatrici e ha un’idea di come gestire le dinamiche di gruppo, ma delle linee guida sono senz’altro utili ad ottenere il meglio a livello mentale da ciascuna di loro.

La ragazza timida e silenziosa, apparentemente introversa, nasconde, spesso, il desiderio di non essere al centro della scena, per cui indubbiamente va “caricata” con poche parole, privilegiando gesti concreti e sguardi di complicità; la ragazza più esuberante e iperattiva si può gestire cercando di parlarle molto, adattandosi un po’ al suo modo di essere e di esprimersi, dando la giusta importanza alle sue idee, introducendo quelle che il Mister ritiene fondamentali; di esempi se ne possono fare tanti ed è bene tenere a mente che non esiste mai una situazione identica ad un’altra, la cosa migliore da fare è capire chi si ha di fronte e come comunicare in maniera funzionale e specifica.

A livello di squadra, di conseguenza, nel pre-partita l’allenatore dev’essere abile a percepire il grado di tensione del gruppo e a regolarsi di conseguenza: se si avverte troppa pressione, è bene “tranquillizzare” le ragazze già a partire dal tono di voce più disteso e rassicurante, avvalorando le impressioni delle giocatrici, ma infondendo in loro l’idea di non dover temere nessun avversario; qualora, al contrario, ci si trovi di fronte a distrazioni e scarsa concentrazione, è necessario che il tecnico si dimostri autoritario e severo, con un tono di voce deciso e con variazioni di intensità che richiamino l’attenzione sull’obiettivo.

Personalmente suggerisco di lavorare con psicologi dello sport o pedagogisti (da inserire nello staff tecnico)  che seguano la squadra durante la stagione, in modo da integrare la preparazione mentale a quella puramente di campo: un professionista specificatamente preparato può rivelarsi fondamentale per ottenere il massimo dalle giocatrici, esattamente quanto un tecnico, un preparatore atletico ed un allenatore dei portieri.