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Quando si parla di calcio femminile e delle sue differenze con quello maschile, c’è la tendenza a porsi quesiti relativi alle capacità tecniche e tattiche delle ragazze rispetto ai maschi. In realtà, posto che a livello di gioco e di qualità individuali le giocatrici non hanno da invidiare nulla a nessuno, sostanziali differenze possono essere scovate negli aspetti atletici della velocità e, soprattutto, nel fattore mentale.

Un buon allenatore, nel momento in cui si approccia al calcio femminile, in particolar modo se viene da esperienze maschili, deve tenere bene a mente che l’aspetto della comunicazione è di fondamentale importanza e si pone in maniera differente rispetto a quello applicato con i ragazzi.

La figura del Mister dev’essere autoritaria, ma con moderazione, deve rappresentare un punto di riferimento per la squadra, senza cadere in gesti apparentemente eccessivi nella loro manifestazione, perché anche la comunicazione non verbale assume una certa importanza. Non esistono prime donne, tutte le atlete sono allo stesso livello e vanno “coccolate” nella loro totalità. Il linguaggio rude che, spesso, gli allenatori assumono nel calcio maschile, a livello femminile potrebbe risultare deleterio e portare nel tempo addirittura a problematiche importanti in termini di gestione del gruppo.

Stessa modalità comunicativa, risultati ben diversi, sebbene anche nel maschile certi eccessi andrebbero evitati.

Fin qui tutto chiaro. Ma cosa può aiutare un allenatore ad emergere?

E’ chiaro che gestire un gruppo di 20-25 giocatrici di varie età non sia semplice, anche perché esistono tante dinamiche che vanno ad incidere su umore e coesione della squadra: si spazia dalla ragazza più giovane che cerca di districarsi tra le sfaccettature tipiche dell’adolescenza alla madre di famiglia a fine carriera calcistica, passando per situazioni fisiologiche che i ragazzi non vivono (vedi ciclo mestruale).

Ecco allora che un buon tecnico può fare la differenza. Come? Attraverso una comunicazione efficace.

Il concetto è molto più semplice di ciò che si può immaginare: ogni giocatrice è un mondo a sé, ha una sua storia e ha una sua personalità ed un modo di manifestare il proprio essere. Se un allenatore riesce ad adeguarsi a ciascuna atleta e a stabilire con lei uno specifico metodo comunicativo funzionale alla situazione, il gioco è fatto. E’ importante che il Mister parli la “stessa lingua” delle ragazze.

E’ chiaro che uno specifico e personalizzato modello comunicativo serve al tecnico per ottenere il massimo da ciascuna giocatrice e ciò non può che essere funzionale al raggiungimento degli obiettivi di squadra.