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Sibilia
Cosimo Sibilia, presidente della LND

E’ ormai divampato e fuori controllo lo scontro istituzionale tra LND e FIGC sul calcio femminile di vertice. La storia la sapete un po’ tutti: il commissario della Federcalcio Fabbricini con un “decreto” – potremmo chiamarlo così – ha avocato in seno alla famiglia federale la Serie A e B femminile, creando la Divisione Calcio Femminile. Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti non c’è stato e ha fatto ricorso. Il Tribunale Federale Nazionale gli ha dato torto, ma la Corte d’Appello Federale no. E quindi, improvvisamente, il calcio femminile è ripiombato nel caos.

La conferenza stampa – criticatissima sui social – tenuta da Sibilia, e un successivo comunicato stampa in cui ha provato a spiegare le sue ragioni, non sono evidentemente bastati. Ormai si è creato un clima talmente ostile nei confronti della LND che le calciatrici (poi vedremo se effettivamente terranno fede al punto) e le società hanno annunciato sciopero a oltranza finché la situazione non tornerà come aveva deciso – d’imperio, va comunque sottolineato – Fabbricini.

Ora, Sibilia ha ragione quando dice che perlomeno il Commissario Straordinario della FIGC avrebbe dovuto promuovere un tavolo di confronto per operare questa svolta. Ma noi ci chiediamo: avrebbe mai accettato il senatore campano questa prospettiva? Per come ha reagito, crediamo proprio di no.
Sibilia ha ragione quando dice che questa mossa della FIGC ha dato forse a molti “l’illusione del professionismo” quando, va ricordato, che lo sport femminile è dilettante per legge.
E, infine, Sibilia ha ragione quando afferma che quella Legge, la 91/81, prevede che è in capo alla Federazioni l’assegnazione dello status di “professionista” o “dilettante”. E dice che Fabbricini non ne ha mai parlato.

Questo però non vuol dire che non ci stia pensando, o che non ne abbia mai parlato con nessuno. Non deve per forza averlo fatto pubblicamente. Se ci si attiene ai fatti, non si può negare che difficilmente un tribunale (e siamo assolutamente certi che non ci si fermerà al Collegio di Garanzia del CONI, qualsiasi che sia la decisione, d’altronde Sibilia lo ha già annunciato) potrebbe dare torto al numero uno dei dilettanti. Ma la realtà è un’altra.

Se Sibilia vuole il calcio femminile a tutti i costi (tutto sommato per una mera dimostrazione di forza, o quantomeno per non voler cedere: quindi una banale lotta di potere) è il calcio femminile a non volere più Sibilia.
Non si può restare impassibili di fronte alla levata di scudi non solo delle ragazze, ma anche dei dirigenti, delle società, degli addetti ai lavori e dei giornalisti. L’intero mondo del calcio femminile vuole una svolta, ed è sicuro che restando “sotto” la Lega Nazionale Dilettanti e il Dipartimento Calcio Femminile questo non potrà accadere.

D’altronde tutti ricordano le Coppe per le premiazioni arrivate rotte; o addirittura nessuna cerimonia prevista perché non c’è stata la volontà di preparare due Coppe e due cerimoniali perché su campi diversi; le finali giocate su campi ai limiti della decenza con l’erba non tagliata o le righe del campo invisibili. E Sibilia comunque riesce ad affermare che la LND per il calcio femminile ha investito “milioni di Euro”. Il punto più basso indubbiamente è stato raggiunto con lo sponsor della Serie A dello scorso anno “I dolci sapori”, azienda che a dicembre era già stata dichiarata fallita dal Tribunale. Insomma, c’è una serie di episodi che hanno lasciato l’amaro in bocca a tutti, questo non si può proprio negare. Non lo può negare, presidente Sibilia.

Ora, se proprio non vuole accettare la decisione di Fabbricini (e l’ex segretario generale del CONI non è stato messo lì tanto per, ma per prendere decisioni: e nella storia del calcio italiano probabilmente le riforme migliori sono state fatte sotto commissariamento, tanto per dare un’idea del livello di concertazione che c’è in seno alla Federazione, e che lei tanto invoca; una concertazione che poi è fallita in modo indecente lo scorso inverno alle elezioni federali, nelle quali lei era protagonista: uno spettacolo che davvero non si augurerebbe a nessuno. Quindi, presidente Sibilia, sapeva benissimo che andava incontro ad una situazione di questo tipo), almeno dia ascolto alle ragazze. E conceda loro quantomeno la possibilità di sperare in un cambiamento.